Segnalazioni uscite Mondadori dall’ 1 all’ 11 Aprile

sabato 8 aprile 2017

Segnalazioni MondadoriEccomi di nuovo con altri titoli da proporvi, questa volta la casa editrice è la Mondadori che come sempre ci propone libri di generi vari tra cui troverete sicuramente ciò che cercate. Io ho già adocchiato un thriller che sembra fare al mio caso, anche se per leggerlo dovrò aspettare un po’ per smaltire prima le altre letture, ma è comunque già in lista.

Non dimenticate di lasciarmi un vostro commento se vi va, ditemi cosa ha attirato la vostra attenzione!

cover La debuttante cover La ragazza di prima cover Dove tutto è a metà
La debuttante
Lesley Lokko
Narrativa
384 pagine
La ragazza di prima
JP Delaney
Thriller psicologico
396 pagine
Dove tutto è a metà
Federico Zampaglione | Giacomo Gensini
Narrativa | 312 pagine

«Vedi, è tutta questione di fortuna. Se fossimo state in guerra con gli americani, sapere bene il tedesco non sarebbe servito a nessuno e a quel punto chissà...
Magari a quest’ora io potrei essere sposata con Joel.
E tu ti saresti esercitata nelle tue riverenze. Non è questo che fanno le ragazze come te?» Kit annuì.
«Sarei stata una debuttante.»

«L’ultima debuttante.»
Ruth sorrise. «Be’, invece eccoti qui. Non sei contenta che sia intervenuto il fato?»

Chalfont Hall, Dorset, 1938. Kit non ha ancora quindici anni il giorno in cui assiste ai preparativi della festa organizzata dai suoi genitori in occasione del debutto in società della sorella Lily, la preferita di casa, che subito dopo viene data in sposa a un nobile tedesco e parte per la Germania. I genitori si rendono conto troppo tardi di avere consegnato la figlia nelle mani di un ufficiale delle SS e mandano Kit in Baviera a tentare di convincere la sorella a tornare a casa. Ma
l’egocentrica e superficiale Lily è ormai profondamente legata al partito nazista e all’entourage di Hitler. Nel corso di questo viaggio Kit perderà la sua innocenza e da quel momento la sua vita cambierà radicalmente direzione, allontanandosi dall’ambiente conservatore della famiglia d’origine.

La debuttante è un’appassionante saga familiare  che segue il destino di una donna enigmatica, tormentata e anticonvenzionale dalla fine degli anni Trenta a oggi.

Ci sono momenti in cui sento di non essere sola.
Dicono che sto diventando paranoica, eppure questa sensazione persiste. Chi era la ragazza prima di me?

Con quest’uomo ci andrei a letto. Gli ho detto poco più che buongiorno, eppure la parte più segreta di me, quella che sfugge al mio controllo, ha già espresso il suo giudizio. Lui mi tiene aperta la porta della sala riunioni e persino questo piccolo gesto di cortesia mi sembra carico di significato. Non posso credere di
essere a un passo, un solo piccolo passo, dall’aggiudicarmi la casa che lui, Edward Monkford – un innovatore, un architetto riservato e profondo –, ha progettato e realizzato in Folgate Street, civico 1, Londra. Una casa straordinaria. Un edificio che coniuga l’avanguardia europea ad antichi rituali giapponesi.
Design minimalista di pietra chiara, lastre di vetro insonorizzate e sensibili alla luce, soffitti immensi. Nessun soprammobile, niente armadi, niente cornici alle finestre, nessun interruttore, nessuna presa elettrica. Un gioiello della domotica, dove tutta la tecnologia è nascosta. Una casa che però ha le sue regole, il Regolamento come lo chiamo: se diventerà mia non dovrò soltanto rinunciare a tappeti, fotografie alle pareti, piante ornamentali, animali domestici o feste con gli amici, ma dovrò plasmare il mio carattere, accettare una concezione della vita in cui il meno è il più, in cui l’austerità e l’ordine sono la purezza, e la sobrietà la ricompensa. Perché lui vuole così, perché lui è così.
Ha voluto sapere tutto di me, mi ha chiesto un elenco di tutte le cose che considero essenziali per la mia vita. Dicono che quest’uomo, dai capelli di un biondo indefinito e dall’aspetto poco appariscente, con gli occhi di un azzurro chiaro e luminoso, sia un architetto eccezionale perché non cede a nessuna tentazione. Tuttavia, la casa è già stata abitata, una volta. Da una ragazza della mia stessa età, quasi una mia gemella, mi hanno detto. Anche lei, come me, non insensibile al fascino di quest’uomo. Una ragazza che tre anni fa è morta. In questa casa.

Raffinato e avvincente nei capovolgimenti di scena, affascinante nei congegni della suspense, inesorabile nella costruzione della psicologia ossessiva che lo domina, La ragazza di prima ha subito suscitato clamore in tutto il mondo. Venduto in 39 paesi, acquistato dalla Universal (Ron Howard, regista), il thriller è immediatamente balzato ai primi posti delle classifiche inglesi e americane, imponendosi come la novità assoluta della stagione.

Il Morrison Café è il tempio della scena musicale alternativa romana, e qui il giovedì sera suonano i Bangers, vent’anni e un rock “come un cielo sterminato e altissimo, bianco di nuvole trascinate via da un vento violento”. Lodo è il cantante. Grande talento e un’assodata allergia al palcoscenico, occhi azzurri
magnetici e un’energia irrequieta che attende di potersi sprigionare, se solo lui sapesse come farlo. Lodo è innamorato di Giulia, una delle sue coinquiline, a Roma per studiare recitazione e cercare di sfondare come attrice, una ragazza bella e carismatica che con la sua sola presenza è in grado di mandarlo in tilt e azzerargli i pensieri. Libero Ferri è un cantautore pop che un tempo riempiva gli stadi, ma dopo un paio di dischi sbagliati non riesce a venir fuori da un terribile blocco creativo. Il successo gli ha assicurato il benessere e una villa dotata di una sala d’incisione super accessoriata, in cui trascorre giornate frustranti a caccia di un’ispirazione che pare svanita. Accanto a lui Luna, la sua bellissima moglie, affermata press agent, sicura
di sé, che da anni lo sostiene, ma che Libero teme di perdere, come ha perso il successo e la fama. Una ragione in più per cercare di mettere a segno il Grande Ritorno. Lodo sente che il mondo è là fuori, pronto a essere conquistato, ma talvolta gli sembra impossibile persino provarci. Vorrebbe essere più simile a Giulia, che affronta la grande città con coraggio, nonostante una famiglia lontana e ostile. Libero dal canto suo teme che il meglio per lui sia passato, ha bisogno di tornare a credere in ciò che fa, di ritrovare il se stesso di una volta. Luna invece vorrebbe spingerlo a vivere guardando avanti, magari mettendo al mondo
un figlio. Strade che parrebbero destinate a non incontrarsi mai, quelle di Lodo e Libero, ma quando invece si incrociano, ecco scoccare la scintilla in grado di rimettere tutto in gioco. Tra amori e tradimenti, concerti travolgenti, party lussuosi,
incomprensioni e riconciliazioni, successi, fallimenti e colpi di scena, i protagonisti si troveranno a fare i conti con i propri punti di forza e le fragilità, e a compiere scelte che condizioneranno le vite di tutti.

Coniugando talenti e temperamenti in una jam session inattesa e sorprendente, Federico Zampaglione e Giacomo Gensini danno vita a un romanzo fresco, generoso e pieno di ritmo, che racconta l’amicizia, i sogni e le passioni di donne e uomini di generazioni diverse, disperatamente, come tutti, alla ricerca della felicità .

 
cover Carciofi alla giudia cover Pronto soccorso
Carciofi alla guida
Elisabetta Fiorito
Narrativa
276 pagine
Pronto soccorso
Pierdante Piccioni
Narrativa
228 pagine

Rosamaria è una donna piena di risorse. Single impenitente, razionalista, illuminista, ha perseguito con determinazione le sue passioni, ha rifiutato di impiegarsi nell’azienda di famiglia ed è diventata regista teatrale, con tutta la fatica che ciò comporta in tempi di crisi e di tagli alla cultura. Uno dei suoi motti è: “troppa religione fa male, qualunque essa sia”. Peccato che poi si sia innamorata di David, di famiglia
ebraica tripolina osservante, da cui ora, a quarantadue anni, aspetta il piccolo Arturo. Rosamaria vive tra due fuochi: gli Shabbat e i pasti rigorosamente kasher con la famiglia del compagno e i pranzi domenicali molto romaneschi e
tendenzialmente impuri preparati invece da sua madre, che, abituata ai modi spicci e all’autonomia della figlia, mal sopporta di vederla così arrendevole nei confronti del compagno. I Cecchiarelli e i Fellus formano loro malgrado una famiglia allargata chiassosa e impegnativa, nella quale Rosamaria – il neonato in braccio, la sceneggiatura di una
nuova commedia in borsa – si muove con grazia e concretezza, senza prendersi mai troppo sul serio, cercando di rendere tutti quanti felici.

Sullo sfondo, la crisi economica ormai endemica che qualche anno prima ha portato al fallimento il mobilificio della famiglia Cecchiarelli. Da allora, il fratello maggiore di Rosamaria –
forse responsabile del tracollo – ha fatto perdere le sue tracce, ma le ricerche continuano. Da una giornalista di grande esperienza nonché drammaturga brillante, un romanzo straordinario, che, pur conquistando subito con i toni leggeri da commedia, mette in scena con efficacia la complessità, le tensioni e le contraddizioni dell’attualità, attraverso lo sguardo limpido e disincantato di Rosamaria, una protagonista femminile nella quale è un piacere identificarsi: una donna forte, intelligente, ironica, innamorata, capace di apprezzare tutti i piaceri della vita.

«Non sono più solo un medico. Sono un paziente, e come dice la parola stessa che mi definisce, adesso possiedo ciò che prima non avevo: la pietà. Per me stesso e per gli altri.»

Per chi ci lavora, a contatto con il dolore delle persone, il pronto
soccorso di un ospedale è una trincea quotidiana, una frontiera
sospesa tra la malattia e la salvezza.
Pierdante Piccioni, però, non è un medico qualunque. Nel 2013, a causa di una lesione alla corteccia cerebrale ha perso la memoria e si è risvegliato dodici anni prima della realtà che stava vivendo. Dodici anni inghiottiti in un buco nero. Da lì è ripartito con fatica, tra depressione e rabbia, e ha combattuto con tenacia per riconquistare la propria vita, i propri affetti, il proprio posto nel mondo. Lui, il dottor Amnesia, ora è di nuovo un primario di pronto soccorso. Ma adesso che è in prima linea, resta ancora un paziente costretto a fare i conti con la disabilità, ed è forse questo ad avergli fatto maturare una nuova empatia nei confronti di chi è malato: ne conosce le sofferenze, ne comprende il disagio dinanzi a quell’elefantiaco
«emporio della salute» che è l’ospedale. Avendo vissuto tutto ciò sulla propria pelle, in ogni occasione cerca di comportarsi come avrebbe voluto che i medici avessero fatto con lui, una condizione che se da un lato lo premia, dall’altro emotivamente lo sfinisce.
Scenario del suo ostinato lottare contro vecchi schemi e abitudini è il pronto soccorso, un luogo di confine dove le vite di molti, con le
loro incredibili storie, sembrano incrociarsi senza un senso apparente, paradigma di una società nella quale lo stesso Piccioni spesso si sente un reduce senza futuro, costretto ad aspettare ancora il miracolo più grande, quello che gli deve restituire, insieme alla memoria, tutte le emozioni perdute e il senso di un’esistenza da riallacciare. Ma forse quel miracolo è semplicemente un segreto che sta dentro di noi. È la passione di vivere, la stessa passione che lo spingerà ad andare oltre il suo ruolo di primario, per inventarsi un nuovo lavoro, occupandosi dei pazienti più fragili, dei più soli, degli ultimi. Di quello che lui è stato e che, in fondo, ancora lo definisce: essere «diversamente normale».


Alla prossima,

Deborah

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