“Hai cambiato la mia vita” di Amy Harmon | Recensione

giovedì 26 gennaio 2017

Hai cambiato la mia vita_fotoIn uscita oggi per Newton Compton l’ultimo romanzo arrivato in Italia di un’autrice che amo immensamente e di cui oggi non posso fare altro che confermare la mia opinione: Amy Harmon con il suo “Hai cambiato la mia vita” si è superata e ha creato un nuovo best che va ad affiancare “Sei il mio sole anche di notte” nel mio speciale scaffale della libreria. Ringrazio Claudia per l’opportunità di partecipare al review party del romanzo e la Newton per la copia digitale del romanzo.
 
Mettetevi comode, munitevi di fazzolettini e preparatevi alle emozioni…
 
«Penso che i tuoi lavori siano strani e bellissimi, Moses. Come una melodia discordante che, mentre la ascolti, si apre. Volevo dirtelo, tutto qui»
Hai cambiato la mia vita cover
Titolo: Hai cambiato la mia vita
Titolo originale: The Law of Moses
Autore: Amy Harmon
Editore: Newton Compton
Prezzo: € 9,90 (ebook € 4,99)
Pagine: 352
Sinossi
Lo trovarono nel cesto della biancheria di una lavanderia a gettoni: aveva solo un paio di ore di vita. Lo chiamarono Moses. Quando dettero la notizia al telegiornale dissero che era il figlio di una tossicodipendente e che avrebbe avuto problemi di salute. Ho sempre immaginato quel “figlio del crack” con una gigantesca crepa che gli correva lungo il corpicino, come se si fosse rotto mentre nasceva. Sapevo che il crack si riferiva a ben altro, ma quell’immagine si cristallizzò nella mia mente. Forse fu questo ad attrarmi fin dall’inizio. È successo tutto prima che io nascessi, e quando incontrai Moses e mia madre mi raccontò la sua storia, era diventata una notizia vecchia e nessuno voleva avere a che fare con lui. La gente ama i bambini, anche i bambini malati. Anche i figli del crack. Ma i bambini poi crescono e diventano ragazzini e poi adolescenti. Nessuno vuole intorno a sé un adolescente incasinato. E Moses era molto incasinato. Ma era anche affascinante, e molto, molto bello. Stare con lui avrebbe cambiato la mia vita in un modo che non potevo immaginare. Forse sarei dovuta rimanere a distanza di sicurezza. Ma non ci sono riuscita. Così è cominciata una storia fatta di dolore e belle promesse, angoscia e guarigione, vita e morte. La nostra storia, una vera storia d’amore.

Recensione«Stanno sempre a parlare di eliminare i colori. Lo capisco, davvero. Forse, però, invece di diventare daltonici, dovremmo celebrare i colori, in tutte le loro sfumature. Per loro, dovremmo ignorare le differenze, come se non le vedessimo, e questo mi secca. Vederle non dovrebbe essere per forza negativo»

Una romanzo che arriva dritto al cuore, lo emoziona, lo fa a brandelli e poi ne rimette insieme i pezzi come solo la Harmon è in grado di fare, in modo naturale, delicato e pieno di speranza. Quella narrata dall'autrice è una storia intensa, struggente e anche dolorosa e difficile da accettare; una storia di vita vissuta, provata sulla pelle che non fa sconti, ma che per questo è anche ricca di sensazioni. Nei suoi libri l'autrice ci ha abituato ad assistere a tematiche forti e anche stavolta non fa eccezione, parlandoci di diversità, pregiudizi, malattia mentale e morte. Non temete però, girando l'ultima pagina vi sentirete con il cuore palpitante di amore e speranza, perché la vita a volte ci fa affondare, ma è anche capace di regalarci gioie immense.

La gente ama i bambini, persino quelli malati. Persino i figli del crack. Ma i bambini diventano ragazzi. E nessuno vuole i ragazzi problematici. Moses era problematico.

La Harmon ci racconta la vita di Georgia e Moses, due personaggi che sapranno entrarvi nel cuore per non uscirne tanto facilmente, e lo fa con semplicità disarmante, ponendoci davanti a due caratteri e due esperienze completamente opposte la cui unica possibilità di incrociarsi è attraverso l'amore.

Moses ha un' esistenza complicata e dolorosa, sin dal primo vagito il suo destino sembra segnato. Una madre tossicodipendente da cui è stato abbandonato e che gli ha lasciato in eredità le complicanze della droga: allucinazioni, iperattività, insofferenza e anche un "dono" (o una "condanna") che lo accompagnerà per sempre. Moses non ha mai avuto fiducia in nessuno, tutto ciò che gli si avvicina muore, è circondato dalla morte e l'unica cosa che desidera crescendo è fuggire, girare il mondo e dipingere. Lo incontriamo prima adolescente in fuga da se stesso, sfiduciato e complicato e poi adulto che ha imparato ad accettare e in qualche modo incanalare e gestire qualcosa di più grande di lui.

Ma i suoi disegni erano così: meravigliosi e terribili. Meravigliosi perché riportavano in vita i ricordi, terribili per lo stesso motivo. Il tempo sbiadisce la memoria, smussando le asperità del lutto. Ma i dipinti di Moses erano pieni di vita e ci ricordavano la nostra perdita.


I dipinti di Moses sono qualcosa di inspiegabile, meravigliosi e reali, i soggetti sembrano prendere vita dalla parete. Per lui dipingere è una necessità, negli attimi in cui le immagini arrivano nella sua mente sa che deve esprimerle per non impazzire, per fare in modo che i ricordi non suoi lo abbandonino e ritrovi la pace.

Ero divenuta una ragazza inquieta e risentita, insofferente, ansiosa di liberarmi della scuola e iniziare a vivere. Ero una cowgirl e non vedevo l’ora di attaccare il rimorchio dei cavalli al furgone e di partire al seguito del campionato, finalmente libera con i miei animali, le vittorie che già immaginavo e la strada.

La vita di Georgia è sempre stata piena di amore, con due genitori ai quali la sua nascita è giunta come una gioia inaspettata, circondata dai suoi amati cavalli e con il desiderio di diventare una professionista dei rodei. Georgia è vivace, sincera, desiderosa di vivere, indipendente e testarda.

Qualunque sia stata la ragione, quando Moses arrivò a Levan per me fu come trovare altra acqua: fredda, profonda, imprevedibile e, come la pozza del canyon, pericolosa, perché non sai mai cosa nasconde sotto la superficie. E, come facevo da sempre, mi buttai di testa, anche se me l’avevano proibito.


La cittadina di Levan, nello Utah è il classico luogo dove tutti si conoscono, la comunità si sostiene l'un l'altra, ma allo stesso tempo è anche molto chiusa e ottusa.  Purtroppo Moses, con le sue stranezze e le sue particolarità fa paura, e la paura scatena pregiudizi e sospetto. Solo Georgia sembra vedere cosa si cela dietro i comportamenti di Moses, per lei è una sfida poterlo comprendere e aiutare, non per cambiarlo ma per stargli accanto e accettarlo.


Era un cane sciolto. Una ragazza di paese che parlava e pensava in modo semplice, con una spiccata onestà che mi eccitava e mi respingeva insieme. Mi faceva venire voglia di scappare e, allo stesso tempo, la pensavo di continuo.

Moses ha le sue leggi e la prima è "non amare", ma Georgia in qualche modo riesce a farlo sentire bene, a farlo ridere, a sentirsi in qualche modo accettato.

La Harmon ci parla di un prima e di un dopo: Moses e Georgia adolescenti che si avvicinano, ma sono forse entrambi troppo inesperti e incapaci di gestire chi sono e la vita ha in serbo per loro problemi più grandi; e un dopo, un dopo pesante da accettare e straziante in cui si ritroveranno da giovani adulti le cui esperienze li hanno cambiati e fatti maturare.

Brillava tra noi il ricordo di com’era stato tuffarsi nel calore del bacio. Ma io non volevo ricordi. Volevo un futuro, così presi la tonalità tenue della speranza e la avvolsi intorno a noi.
 
Moses sarà pronto a comprendere cosa c'è realmente nel suo cuore? Saprà superare una verità dolorosa e accettare una parte di sé che fa paura, ma lo rende chi è? E Georgia dopo tutto il dolore e la delusione che ha dovuto sopportare accetterà di nuovo Moses nella sua vita e tutto ciò che rappresenta?

Attraverso una prosa che riesce a essere al tempo stesso lieve e intensa la Harmon ci parla di diversità e disagio mentale, di morte e di vita senza nascondere nulla, anche nei suoi aspetti più realistici e dolorosi, ma riuscendo sempre a farci apprezzare ogni momento perché necessario allo sviluppo e alla crescita dei personaggi e della storia. I suoi personaggi sono come sempre ricchi di sfaccettature e dai caratteri diversi e anche questa volta parla di talenti, perché come ormai ci ha abituati ognuno di loro ne ha uno e attraverso esso si esprime. Anche i personaggi secondari sono rappresentativi di uno spaccato sociale e vengono approfonditi, tanto da ritrovarsi spesso ad amarli se non quanto i protagonisti poco meno. L'arte, in ogni sua forma è sempre presente nei suoi romanzi e questa volta a mio parere si è superata riuscendo a fare delle descrizioni dei dipinti del protagonista affascinanti e vivide, al punto che sembra di averli davanti e ancora più importante se ne avvertono le vibrazioni. Non manca anche una buona dose di suspense e un pizzico di paranormal molto particolare che rendono tutto ancora più coinvolgente.

Con questo romanzo toccherete tutte le pieghe dell'anima umana, vi commuoverete, ammirerete il coraggio e la forza della protagonista e al tempo stesso vi innamorerete dei "colori" di Moses.

Se non avete mai letto nulla di questa autrice con questo romanzo avrete modo di apprezzarla in ogni sua caratteristica, e vi assicuro che correrete in libreria per acquistarne altri e lasciarvi coinvolgere dai suoi protagonisti.

Tappe review party
Questa era solo la mia opinione sul libro, se volete leggerne altre basta seguire il review party di oggi su questi blog:

L'universo dei libri
Book's Angels
Bookespedia
Samantha M.Swatt Blog


Alla prossima,Deborah_thumb[1]_thumb_thumb

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