Pensieri d'autore presenta: MONIA COLIANNI

venerdì 26 giugno 2015





Buon venerdì! Abbiamo ripreso i ritmi normali e quindi eccoci qui con la rubrica (QUI i dettagli) .

Oggi vi presento, o meglio si presenta a voi l'autrice Monia Colianni in maniera davvero simpatica e originale. E non risparmia nemmeno qualche frecciatina…
Che ne dite, vi va di conoscerla?

Artista, scrittrice, creativa, compositrice presso me stessa. No. Fate un passo indietro e ricominciamo. Non mi presento con niente di tutto ciò. Sono una che scrive e inventa, e semplicemente mi piace. Lascio le definizioni agli altri. Immagino siate abituati a leggere poliedriche forme di ego(centriche) presentazioni da parte di chiunque abbia pubblicato anche un solo sonetto. Io non ho cotanta pretesa. Mi appassiono di cose a caso e alcune mi vengono bene. Qualcuno ritiene che so scrivere, nonostante tutto vivo tra i comuni mortali, con quelli a tremilamigliasotto al cielo.

 Monia Colianni – per gli amici Momò - classe 1980, come i migliori cartoni animati. Dall'87 cresco, vivo e mi aggiro nei pressi di Varese.

microfonoVisto che già da piccola avevo la tendenza a impugnare oggetti conici d'ogni tipo per simulare microfoni e cantare per tutta casa, a 15 anni prendo in prestito una chitarra "sgangherata" (di quelle che accordi il MI e si scordano LA RE SOL SI e MI cantino). Nel giro di poco, e con i pochi accordi che conosco (e quelli son rimasti) inizio a comporre. I testi erano la parte preferita. Fu il mio primo modo per dire cose… creare storie e buttare fuori. L’adolescenza finisce, la vita avanza.  "I piedi per terra" hanno voglia di continuare a istruirsi e necessità di sbarcare il lunario, mentre la "testa fra le nuvole" ha un bisogno costante e viscerale di esprimersi scrivendo... leggendo… suonando... scrivendo per immagini e ancora leggendo. Insomma, la mia testa fa cose.
Negli ultimi anni, in angolini ben nascosti del mio computer e dei miei cassetti, raccolgo così quantità notevoli di corti narrativi, soggetti, racconti, libretti satirici, pensieri sparsi, aforismi. La mia concezione del chissenefrega non rendeva necessaria la ricerca di divulgazione. E c’era la Paura dei giudizi. Stavo bene così. Poi un corso di scrittura di corti nel 2011, il confronto con altri autori e con scrittori già avviati che leggono ciò che scrivo, per la prima volta. E l'idea di un romanzo lasciato a metà che a quel punto riaffiora. Ritrovo l'ispirazione, trovo il finale e lo ultimo.scrivere Carino- dico tra me e me - amore, psicologia, un mix di arte e personaggi strani ma che chiunque può incontrare per strada. Chissà cosa penserebbero gli altri leggendolo… A quel punto un contatto che arriva per caso, un solo tentativo del tipo "o la va o la spacca" (sono molto fatalista in questo). Inconsciamente desideravo un no, forse per paura dei riscontri. E invece la risposta: “il romanzo ci piace moltissimo, ecc ecc”. Così il 21 settembre 2012 un editore non a pagamento realizza il classico sogno nella botola per terra, più che nel cassetto (vista la crisi, gli avvoltoi, il fatto che scrivono praticamente tutti). Esce A proposito di Dafne. Una partenza. Un viaggio inaspettato iniziato in un modo fin troppo inconsapevole.
Poi L’amore e la psiche, romanzo più corposo che completa il discorso, ma soprattutto riempie la prima storia - nella quale per certi versi mi ero lasciata “desiderare”. Perché dice il saggio: meglio essere scarni nel primo romanzo, dire il necessario senza bruciarsi con la smania di dire troppo, perché i tomi di esordio non piacciono a nessuno, né ai lettori né agli editori. Del resto, a scrivere un seguito si fa sempre in tempo, a togliersi il marchio di “esordiente palloso e prolisso” mica tanto.
Bene. Il mio inconsapevole viaggio mi ha portato ad altri libri, progetti, collaborazioni. Ma anche ad amare scoperte. Scopro un’editoria satura e appassita, perché il troppo di ogni cosa la sta facendo marcire invece di arricchirla. Sono tutti scrittori ed escono con pubblicazioni di ogni tipo, e troppo spesso senza passare dal “controllo qualità” come accadeva una volta. E così emergere per quelli con vero potenziale è ancora più difficile, perché quelli che si improvvisano senza alcun potenziale generano nel lettore millemila pregiudizi. Ecco la carta d’identità che contribuisce a uccidere la letteratura: gli scrittori improvvisati che non si sono mai messi in discussione, perché non sanno cosa voglia dire, perché non hanno mai studiato nemmeno le basi della scrittura e degli atteggiamenti a essa legati, perché pensano basti l’idea geniale che hanno in testa e che cambierà il mondo. Non sanno che scrivere per la divulgazione è un insieme di meccanismi che vanno affinati e incastrati con umiltà e duro lavoro. E così finiscono per divulgare con “metodi scorciatoia” pur di farlo e farlo subito. E si atteggiano a Scrittori fatti e finiti. La scoperta ancora più amara è stata proprio questa: gli incapaci sono i meno umili. Umiltà, questa sconosciuta! Ricordo bene quando uno dei primi insegnanti di scrittura mi spiegò le cose più importanti - che ho ascoltato, elaborato e fatte mie in modo indelebile. Suggerimenti che vanno oltre lo stile, la tecnica, le regole, e che sono diventati il mio personale deus ex machina che mi salva in ogni occasione dalle cose insensate di questa editoria moderna
Chi sa scrivere il corto può scrivere tutto.
Umiltà è sopportare e accettare i giudizi del critico più terribile: te stesso. Prima di sentirsi Scrittori è utile diventare lettori di sé stessi. Imparare a rileggersi con distacco, tagliare, riscrivere… anche buttare. E solo dopo divulgare ad altri. Perché questo ci aiuterà a gestire meglio ciò che facciamo e le critiche che riceveremo. Perché quando si divulga, cari miei, ci si regala totalmente, e il parere della gente non fa sconti a nessuno. E perché ogni parere ci servirà (cattiveria gratuita esclusa).
Non sono granché saggia, e non sono neanche lontanamente vicina alla cosa migliore che posso scrivere, come diceva David Foster Wallace. Se proprio dovessi rivolgermi ai tutti-scrittori poco umili di cui ho parlato - che sono stati la mia amara scoperta di questo ambiente - potrei dire che la sintesi e l’umiltà possono essere e vanno allenate, affinché da esse nascano cose più lunghe e più grandi.
Per tutto il resto… state coi piedi per terra, non abbiate fretta, non pagate editori per pubblicare, non fatevi strappare la passione dai tossici meccanismi dello spam - della promo - delle grandi illusioni. Perché quello che siete non si misura con l’immagine perfetta e qualificata che darete di voi, ma con le pagine dei vostri libri. Quelle non mentono mai.
Una qualunque che scrive cose.
Monia

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monia colianni

Monia Colianni, specializzata presso la "Scuola di comunicazione, problem solving e coaching strategico di Giorgio Nardone", nel 2012 fa il suo esordio letterario con “A proposito di Dafne” (0111 Edizioni), proponendo una storia che conduce all’interno dei meccanismi della violenza domestica. I temi toccati e il modo di raccontarli sono accolti con vivo interesse da lettori di diverse età e di entrambi i generi sfatando, con soddisfazione dell’autrice, il concetto che i romance vengano letti e apprezzati solo da un pubblico femminile. È coinvolta attivamente in eventi artistici dedicati al tema della violenza. Ama l’ironia e chi sa ascoltare. Non ama la superbia e chi asserisce invece di domandare.

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